Avevano una passione che sembrava confinata in un mondo destinato all’estinzione e invece ne hanno fatto un’attività nuova e proiettata nel futuro. Partono da un antico laboratorio della Valsesia e sono diretti in tutto il mondo i dischi colorati stampati dalla “Imprimatur Varade Vinili”, azienda di Varallo creata dai due giovani imprenditori Simone Serretta e Caterina Schnickel. Hanno scommesso su musica e parole lontane dalle piattaforme e dalle playlist e hanno vinto: “Il mercato è buono, è in crescita costante e ancora non è arrivato alla vetta” dicono tra le macchine installate in mezzo alle “loro” montagne.
Cambiare vita si può
In realtà nessuno dei due è di origine valsesiana, Simone lavorava a Novara come chimico in un laboratorio industriale mentre Caterina era dipendente di un supermercato. Un evento personale ha cambiato la loro prospettiva alla fine del 2017: “E’ morto il mio migliore amico Marco e da quel momento mi risuonavano in testa le sue parole che ci raccomandava “Nella vita fate quello che vi piace” – racconta Simone -. Così abbiamo deciso di tirare fuori il coraggio che lui aveva avuto nell’affrontare la malattia e cambiare. Allora guadagnavo 1.700 euro al mese e vivevo da solo: quando un imprevisto mi ha messo a terra ho capito che non potevo andare avanti così ed era il momento giusto”.
Simone e Caterina vendono tutto quello che hanno, la casa, i libri, una collezione di migliaia di dischi e cd, e realizzano il primo dei loro sogni: trasferirsi a vivere in montagna, in Valsesia, luogo amatissimo per le vacanze in famiglia. Nel frattempo Simone aveva avviato un’attività di consulenza che rappresentava l’anello di collegamento tra le stamperie di vinili e i committenti, piccole case indipendenti.
Primo sogno realizzato: vivere in montagna, lontano dalla pazza folla
Nel 2018 la coppia decide di diventare il primo anello di quella catena con un proprio laboratorio di produzione e si presentano dal proprietario di un ex complesso industriale di Varallo, in via Rossi, dove venivano affittati spazi per laboratori di medie dimensioni. Da subito si rivela diverso dal solito incontro per firmare un contratto di locazione: Arduino Vettorello, classe 1936, già direttore di banca e manager alla Loro Piana, nel suo ufficio in cima alla torre dell’acqua che domina l’area, ascolta l’idea dei ragazzi, guarda il loro business plane e risponde: “Va bene, siete giovani e abbastanza matti da riuscire. Ma se non volete crescere, lasciate perdere subito”.
Loro si lanciano subito nella ricerca dei fondi per l’acquisto delle macchine, scoprendo che alcune banche nemmeno li ascoltano e altre sì; i due futuri imprenditori spediscono gli ordini al di là dell’Oceano (in Canada) e sistemano il laboratorio per l’arrivo degli impianti. Sembra facile ma non è così. I locali di 300 metri quadrati sono affittati dal giugno del 2018 ma riescono ad ottenere il collegamento con l’energia elettrica solo all’inizio del 2019 e non va meglio con il gas. “Quando sono arrivate le macchine, a Natale del 2018, non avevamo modo di farle partire” scuote la testa sconsolato Simone nel ricordare quei tempi.
Poi la produzione finalmente si avvia, anzi decolla. “E’ andata subito bene, abbiamo cominciato con case di produzione indipendenti e grandi etichette – raccontano i due titolari della “Varade” – mentre adesso ci siamo concentrati solo sulle etichette più piccole. Con loro si lavora meglio, sono più puntuali nei pagamenti e più vicine al nostro modo di pensare e di amare la musica. Per i primi quattro anni e mezzo abbiamo lavorato solo noi due e ci siamo fermati cinque giorni in totale”.
Secondo (e grandissimo) sogno realizzato: 2.500 pezzi al giorno in un mercato in crescita
Oggi la “Varade” sforna 2.500 pezzi al giorno, ha dodici dipendenti (l’ultimo arrivato dalla Toscana) e cinque macchine che utilizzano plastica che può riciclare la materia prima fino a cinque volte (ma anche un impianto degli Anni Ottanta per incidere gli audio sulle tradizionali “cassette”). Quando Simone Serretta e Caterina Schnickel hanno cominciato l’attività sono stati i primi cinque stampatori di nuovi vinili in Italia e ora sono una dozzina: “Per me sono colleghi, ho appena risposto alla richiesta di supporto di un’azienda norvegese e di una tedesca – racconta Simone -. Ci aiutiamo volentieri e un po’ abbiamo contribuito anche ni a fare scuola per gli altri che sono venuti dopo. Ma è bello, si lavora bene”.
Il mercato è in crescita in Occidente ma anche in nuove realtà che ancora non si sono affacciate pienamente alla realtà dei vinili come Cina, Corea, India, Sudamerica, Russia e poi il continente africano. Le ragioni della passione per il “disco” sono diverse a seconda delle generazioni: “In chi ha qualche anno di più gioca un ruolo importante la nostalgia dell’emozione della propria giovinezza di fronte a quella creazione delicata e preziosa, con la copertina di foto o disegni che poi diventavano iconici. I giovani sono affascinati dall’oggetto, così diverso dalle playlist che sono il modo usuale con cui i ragazzi conoscono la musica – spiega Simone –. I dischi nuovi di band recenti accrescono il loro valore nel tempo, l’acquisto dei vinili d’epoca è un investimento. In fondo sono un’opera d’arte, come un Picasso”.