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04 Giugno 2021

STORIA D'IMPRESA / Quando il metallo diventa emozione: "Mi sento un po' artigiano e un po' artista"

STORIA D'IMPRESA / Quando il metallo diventa emozione: "Mi sento un po' artigiano e un po' artista"

Ha cominciato a lavorare il metallo a 16 anni, nelle botteghe del Vercellese. Poi quando ha aperto il suo laboratorio ha voluto imboccare una strada diversa unendo l’utilità a uno stile personale per rendere speciali  gli oggetti della vita quotidiana. Oggi Ruben Bertoldo, 48 anni, maestro artigiano della forgiatura dei metalli,  ha portato il suo lavoro nelle piazze e sulle colline della Bassa Valsesia e nei musei con progetti cominciati da un tralcio di uva a Gattinara.


Bertoldo ha iniziato giovanissimo in diverse officine di lavorazione del metallo, l’ultima specializzata nel ferro battuto per ringhiere e cancelli, e nel 2005 ha aperto la sua attività con un’idea in testa: “Avevo una visione dell’uso del metallo che non si fermava più alla funzionalità dell’oggetto. Volevo  dargli un’interpretazione mia e trasmettere qualcosa – dice Bertoldo - e così ho continuato a fare oggetti di arredo, statue, sgabelli e ringhiere ma fuori dal comune, cioè non ordinarie. Sono piaciute e mi sono convinto di essere sulla strada giusta”.

Carta e matita e poi i libri degli artisti

Sul tavolo da lavoro ha carta, matita e gomma per disegnare e poi libri su Michelangelo e Dalì: “Non ho studiato e ho scoperto gli artisti e gli architetti più noti osservando le loro creazioni sulle pubblicazioni, nelle mostre o ai i musei   – racconta Bertoldo -. Un giorno un cliente mi ha detto che un oggetto che avevo creato richiamava lo stile di Gaudì che però io non conoscevo. Allora ho comprato un libro su di lui e poi, alla prima vacanza, sono andato a Barcellona per scoprirlo dal vivo”.

Le creazioni del suo laboratorio sono in ferro corten, inox alluminio e altri metalli ed escono tutte dalla sua matita e gli hanno portato il riconoscimento dell'Eccellenza artigiana della Regione: “Mi ispiro alla natura, che è una fonte inesauribile di idee – sottolinea -, e poi cerco di inserirmi nel contesto in cui andrà l’oggetto. Se ad esempio devo lavorare in uno spazio dove c’è un difetto, invece di nasconderlo lo valorizzo con la mia creazione. Il bravo artigiano fa una cosa utile, l’artista comunica un’emozione: io viaggio sul confine e mi sento parte di entrambi i mondi”.


La svolta con tralcio e grappolo

Nel maggio di cinque anni fa, una nuova svolta. Il Comune di Gattinara ha chiesto a Bertoldo di realizzare un tralcio di vite per decorare un incrocio del paese, lui ha contro-proposto di aggiungerci anche il grappolo, l’idea è piaciuta al sindaco Daniele Baglione e ha segnato l’inizio di una collaborazione ancora in atto. Per l’artigiano ha rappresentato  anche il debutto in un’attività di arredo urbano creativo e di installazioni che ha conquistato altri paesi della zona e piace anche ai musei ( è appena nata “Diritto al gioco”  che si trova alla fondazione Campana dei caduti di Rovereto dove resterà esposta fino al  5 ottobre).

“Quella prima opera mi rappresentava pienamente e da allora ciò che faccio ha cominciato ad essere comunicato e percepito non più come il solo lavoro di un fabbro – dice Bertoldo -. Con un amico ingegnere, Marco Fauda, ho progettato le “Vie dei calici” nelle vigne con bicchieri giganti dotati di un punto luce: per ora sono due, alla Torre e al Molsino di Gattinara, ma anche il Consorzio tutela Nebiolo Alto Piemonte è interessato a replicare l’idea per ogni sua doc. Di notte si illuminano perché il mio sogno è appoggiare le stelle sul buio delle colline”.

 


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