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22 Dicembre 2020

STORIA D'IMPRESA / I restauratori della musica alla Bottega Organara Dell'Orto & Lanzini: "Ritroviamo la personalità unica di ogni strumento"

STORIA D'IMPRESA / I restauratori della musica alla Bottega Organara Dell'Orto & Lanzini: "Ritroviamo la personalità unica di ogni strumento"

Erano due ragazzi che amavano la musica e gli ingranaggi meccanici, quelli complicati soprattutto:  si sono uniti e hanno fondato una Bottega Organara, tra le pochissime rimaste ancora in Italia. Era il 1984 e l’anno successivo Carlo Dell’Orto e Massimo Lanzini hanno consegnato la loro prima creazione: lo strumento a canne della chiesa Santa Maria di Arona, a poca distanza dal loro laboratorio di via Mazzini a Dormelletto. Gli organi realizzati da allora sono diventati 35 e oltre duecento sono gli interventi di restauro eseguiti in tutta Europa, dalla Svezia alla Svizzera, alla Germania all’Olanda.

"Ero certo di voler fare questo mestiere"
“Ero certo di voler fare questo mestiere fin da quando ero un ragazzino” racconta Massimo Lanzini che dopo il diploma di perito industriale ha cominciato a riparare organi e a costruirne di nuovi insieme con Carlo Dell’Orto che era già stato apprendista in un altro laboratorio. I clienti della “Bottega organara” sono Conservatori, musei, sale da concerto, musicisti che hanno uno strumento a casa per studiare e soprattutto chiese anche se questo settore ha risentito molto della crisi cominciata nel 2008: “Le parrocchie hanno altre priorità di carattere sociale e il restauro dell’organo, anche se storico, viene considerato un lusso – spiegano Lanzini e Dell’Orto -. La carenza di vocazioni ha avuto un certo peso: mancano sacerdoti che si prendano a cuore le chiese e i loro tesori. Spesso lo stesso prete si deve occupare di più comunità e non ha tempo o attenzione per questo tipo di impegno”.

Una "cura" personalizzata per ogni strumento
Nella Bottega Organara di Dormelletto gli strumenti arrivano smontati e ogni pezzo viene “curato” con un trattamento particolare. A cominciare dalle canne che l’usura tende a modificare nelle linee: “Sono realizzate in una foglia di piombo e stagno molto duttile che va rimessa in forma – spiegano i restauratori -. Il lavoro viene fatto a mano e poi il risultato si misura ponendo le canne ad una ad una su un fac-simile di organo che abbiamo realizzato nel nostro laboratorio proprio per queste prove: ascoltiamo il suono e capiamo se l’operazione realizzata è perfetta”.
Vengono poi sostituite le pelli che creano le guarnizioni per muovere il mantice mentre il legno è trattato con una soluzione anti-tarlo per proteggerlo dall’erosione.  “I restauri più interessanti riguardano gli organi antichi a cui non sono state fatte sostituzioni ma sono strumenti che si trovano raramente, magari in paesi di montagna o chiese isolate – dicono Lanzini e Dell’Orto -. Gli organi sono macchine e ogni 20-30 anni si guastano e vanno aggiustate; inoltre la storia della musica e della meccanica si evolvono in continuazione e per questo gli strumenti vengono rimaneggiati più volte”.

Oltre duecento restauri e 35 nuove creazioni
I restauri realizzati sono oltre duecento e hanno riguardato strumenti di chiese, sale da concerti e abitazioni private di tutta Europa. In questo momento sono in corso i lavori al grande organo di George William Trice, organaro inglese di fine XIX secolo, a quattro manuali della Basilica dell'Immacolata a Genova, che dureranno due anni, mentre si è concluso nel 2019 il recupero dello strumento nella basilica di San Paolo fuori le mura a Roma.  La “Bottega Organara Dell’Orto & Lanzini” ha ottenuto la certificazione relativa all’attività di restauro rilasciata da Carla Enrica Spantigati, Soprintendente del Piemonte, e i suoi due soci sono tra i fondatori dell’Associazione Italiana Organari di cui Carlo Dell’Orto è stato anche vice presidente.Dall’inizio dell’attività sono 35 i nuovi organi realizzati. Anche in questo caso gli artigiani della “Bottega organara” hanno viaggiato dalla Svezia alla Svizzera, da Monaco di Baviera al monastero benedettino dell’isola di san Giulio. Qual è, fra tutti, il “pezzo” indimenticabile? “Si trova nella chiesa parrocchiale Madonna di Fatima di Pinerolo ed è ispirato ad un modello stilistico che si è diffuso nell’area anseatica nel XVII° secolo ad opera del celebre costruttore Arp Schnitger. Ma ogni organo è un’opera unica, ha una sua personalità”.
E’ stato realizzato in tre copie, invece, l’organo positivo a cassapanca tutto in noce: uno è volato in Giappone, un altro si trova al Conservatorio di Bolzano mentre il terzo è rimasto nel laboratorio di Dormelletto per il noleggio: “Si tratta di un lavoro complesso perché questo tipo di strumento è compatto e stretto, quindi pone la necessità di studiare e porre in essere una serie di accorgimenti come l’utilizzo di metalli più leggeri o legni sottili per garantire comunque un suono di qualità”.  Perché, come suggerisce la citazione (di un anonimo) scelta come slogan dai due artigiani degli organi: “L'anima domanda, la musica risponde".

 


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