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17 Febbraio 2016

Lavorare in Svizzera

 

Lavorare in Svizzera

Una sala gremita e molta attenzione per il nuovo Albo artigiani del Canton Ticino: questa la sintesi della serata di ieri, promossa da Confartigianato Imprese Piemonte Orientale, per illustrare la nuova normativa entrata in vigore lo scorso primo febbraio e che dà alle imprese sei mesi di tempo per adeguarsi.

Relatori sono stati Giovanni Moretti, consulente, e Massimo Cavino, docente di Diritto costituzionale dell’Università del Piemonte Orientale. Introduzione a cura di Amleto Impaloni, direttore, e Michele Giovanardi, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte Orientale.

Presente anche Michele Basilicata, prefetto ff del Verbano Cusio Ossola: nei giorni immediatamente successivi all’entrata in vigore della norma, Confartigianato lo aveva incontrato per illustrare lo stato di difficoltà delle imprese locali che operano con il Canton Ticino.

Nel corso dell’incontro si sono illustrati i contenuti della normativa e presentata l’azione di Confartigianato a tutela delle aziende che lavorano oltreconfine.

Diversi i contenuti del provvedimento, tra l’altro: diplomi e titoli di studio con il riconoscimento unilaterale dei diplomi e certificati esteri da parte della Segreteria di Stato Svizzera – SEFRI; attestati e referenze concernenti l’attività pratica; certificato di solvibilità personale; dimostrazione di lavorare in Svizzera da almeno 5 anni; eventuali infrazioni saranno sanzionate con multe sino a 50.000 franchi.

“Su iniziativa dell’onorevole Enrico Borghi, che ringraziamo per aver recepito le nostre richieste, la Camera dei Deputati ha approvato una mozione che impegna il Governo sulla vicenda” spiega il direttore Amleto Impaloni.

In particolare, sul tema dei titoli di studio, la mozione rileva che “in merito all'omologazione dei titoli di specializzazione professionale degli artigiani italiani con quelli riconosciuti in Svizzera, come già emerso in passato, e ribadito in occasione nell'incontro tenutosi il 30 giugno 2015 presso il Ministero dello sviluppo economico – divisione VI cooperazione economica bilaterale in merito alla professionalità degli elettricisti ed idraulici italiani, l'ostacolo è rappresentato dal diverso percorso formativo adottato nei due Paesi; impedimento che non può essere superato, così come prospettato dalla Svizzera, con l'introduzione di obbligo di frequentazione da parte delle imprese italiane di idoneo corso professionale riconosciuto dal legislatore svizzero e successivo superamento di un esame di pratica;
la disamina della questione dovrebbe tener conto anche di quanto previsto dalle direttive europee 2005/36/CE e 2013/55/UE, che nell'istituire un regime di riconoscimento delle qualifiche professionali nell'Unione europea, estesa anche ad altri Paesi dello spazio economico europeo (SEE) e alla Svizzera, mira a rendere i mercati del lavoro più flessibili, a liberalizzare ulteriormente i servizi, a favorire il riconoscimento automatico delle qualifiche professionali e a semplificare le procedure amministrative;
in tal senso sembra significativo quanto sancisce l'articolo 16 della direttiva 2005/36/EU che recita: «Se in uno Stato membro l'accesso a una delle attività legate all'allegato IV o il suo esercizio è subordinato al possesso di conoscenze e competenze generali, commerciali o professionali, lo Stato membro riconosce come prova sufficiente di tali conoscenze e competenze l'aver esercitato l'attività considerata in un altro Stato membro; in questa direzione va anche la direttiva 2013/55/UE, applicabile dal 18 gennaio 2016, che nel prevedere la creazione di una tessera professionale europea consente ai cittadini di poter chiedere il riconoscimento delle proprie qualifiche professionali

La mozione vede le firme degli onorevoli: Borghi, Alli, Plangger, Braga, Marantelli, Tentori, Guerra, Fragomeli, Senaldi, Gadda, Baruffi, Realacci, Tacconi, Paolo Rossi, Lupi, Bernardo, Vignali, Monchiero, Palladino, Garavini.

Il nuovo Albo, che lascia sei mesi di tempo alle aziende per adeguarsi (quindi sino al 31 luglio prossimo) pone pesanti interrogativi sul futuro delle aziende italiane, segnatamente – ma non solo - quelle del Verbano Cusio Ossola, che lavorano in Svizzera e che, con i nuovi adempimenti, si vedono seriamente danneggiate nella loro attività. I mancati adempimenti sono sanzionati in maniera pesante.  Confartigianato è intervenuta a ogni livello denunciando tale situazione che, secondo Confartigianato, va contro anche al trattato fra Confederazione Elvetica e Unione Europea per la libera circolazione delle persone.

Confartigianato Imprese Piemonte Orientale ha attivato il servizio di assistenza per l’iscrizione nel nuovo registro, avviando l’istruttoria per alcune imprese associate avvalendosi anche della collaborazione della Prefettura.