INTERREG IIIATorna alla HomeINTRODUZIONEGRUPPO DI LAVOROPARTNER
CONCLUSIONI:

Introduzione

Sul territorio piemontese della Provincia del Verbano Cusio Ossola e quello della Confederazione Elvetica nel Cantone Ticino esiste un sistema produttivo locale formato da imprese artigiane e industriali di rilevante interesse economico concernente l'attività di escavazione e trasformazione delle pietre ornamentali.
Nell'ambito di questi “distretti” esistono delle problematiche comuni che riguardano la gestione dei fanghi di segagione prodotti nel processo di lavorazione; esiste inoltre una
caratteristica che accomuna i due ambiti ed è la relativa uniformità di composizione dei fanghi, sia sotto il profilo mineralogico che di processo.

Attualmente i sottoprodotti della lavorazione vengono destinati a discarica con un notevole costo economico e soprattutto ambientale.
Consapevoli del limite temporale che tale soluzione costituisce a causa della limitata disponibilità di siti idonei, i partners si sono prefissati l'obiettivo di individuare e analizzare, in collaborazione con le Università, le possibili soluzioni alternative che garantiscano al comparto lapideo la continuità lavorativa nel lungo periodo, nel rispetto delle rispettive normative nazionali di tutela dell'ambiente.

La scelta di coinvolgere le facoltà di Geologia, Scienze Agrarie, Ingegneria Ambientale e Economia (Istituto di Ricerche Economiche) scaturisce dalla volontà di sviluppare l'analisi olistica con una giusta attenzione ai risvolti economici e di mercato che il sottoprodotto fanghi potrebbe avere.
L'obiettivo principale dello studio è stato quello di proporre soluzioni fattive per il completamento e la chiusura del ciclo produttivo delle lavorazione delle pietre ornamentali attraverso le analisi per l'utilizzo commerciale del "sottoprodotto fanghi".

Attualmente il fango di segagione viene parificato a rifiuto e destinato a discarica; questa modalità di gestione risulta particolarmente onerosa per l'ambiente e per le imprese del settore.
Attraverso il compedio delle conoscenze acquisite, una serie di analisi sulle caratteristiche fisico-chimiche del prodotto e una sperimentazione dei possibili utilizzi, si è cercato di determinare l'ingresso di questo sottoprodotto in un nuovo "ciclo vita" che possa permettere di chiudere quello della lavorazione delle pietre ornamentali con un bilancio positivo per le risorse naturali.

Nel settore della trasformazione delle pietre ornamentali risultano dalla produzione circa 70.000 t/anno di fango di segagione per quanto riguarda il comprensorio del VCO e 8.000 t/ anno in quello ticinese pari complessivamente a 50.000 metri cubi.
Nell’ambito del contesto geografico considerato sono lavorate prevalentemente rocce a fini ornamentali quali gneiss e graniti. Si tratta di rocce silicee povere di carbonati
fondamentalmente appartenenti allo stesso genere litologico e compositivo.

L’attività di trasformazione dei blocchi di pietra in semilavorati e prodotti finiti è responsabile della generazione di una notevole quantità di sottoprodotti, sia sotto forma di scarti grossolani che di limi di segagione.
Questi ultimi materiali presentano caratteristiche di finezza, granulometria inferiore in genere a 50 µm, tali da precluderne un uso diretto come inerte.
Occorre portare una distinzione fondamentale all’interno della massa di fanghi prodotti dal comprensorio, dovuta all’utilizzo di tecnologie diverse di trasformazione. Si è soliti
distinguere i fanghi prodotti dall’utilizzo di telai a graniglia abrasiva, dai fanghi prodotti dal taglio con utensili diamantati. Nel primo caso sono presenti, oltre ai minerali comuni presenti nelle rocce, sensibili quantità di residui di graniglia di acciaio nella proporzione del 10-15% sul residuo secco, utilizzata come utensile nel processo di taglio. Si può stimare un rapporto di abbondanza relativa fra le due tipologie di residui del 60-70% per i fanghi prodotti con segagione a telaio e del 30-40% nei fanghi prodotti dal taglio con utensili diamantati. La prima fase del presente progetto ha l’obiettivo di meglio approfondire gli aspetti di caratterizzazione del fango, tenendo conto della diversità risultante dal differente processo di lavorazione.

Il comprensorio in oggetto rappresenta un laboratorio privilegiato per la ricerca della possibilità di un riutilizzo dei fanghi di segagione quale potenziale materia prima per la
realizzazione di nuovi prodotti.
Gli scopi del progetto sono stati quelli di trovare una reale possibilità di riutilizzo dei fanghi di segagione delle pietre ornamentali, anche attraverso una fase di sperimentazione,
partendo dai risultati delle ricerche già effettuate in questo campo. Gli studi finora eseguiti hanno permesso di evidenziare una sostanziale omogeneità composizionale dei residui, pur se derivanti dalla lavorazione di tipi commerciali differenti. L’ipotizzare un qualsiasi loro riutilizzo non può prescindere dall’impossibilità pratica, ancorché economica, di considerare il fango in uscita dal ciclo di produzione un unico prodotto, distinguibile solo dal il tipo di processo di lavorazione che lo ha generato e non per il tipo di materiale commerciale lavorato.

La necessità di gestire i fanghi derivanti dal processo di lavorazione dei materiali lapidei in maniera ottimale è ravvisata nel comprensorio già da qualche anno. Nel recente passato sono stati compiuti in merito diversi studi riguardanti un loro eventuale riutilizzo,focalizzando principalmente l’attenzione al campo edile e civile. Tuttavia, l’attività condotta fino all’avvio del presente progetto, non aveva ancora permesso di rilevare uno o più campi di applicazione che permettessero non tanto di garantire un ritorno economico alle aziende che generano i fanghi, quanto piuttosto un abbattimento dei costi di smaltimento del suddetto materiale.
Allo stato attuale le industrie italiane sono spesso costrette a smaltire i rifiuti in discariche autorizzate al di fuori del comprensorio, sostenendo quindi un ulteriore costo di smaltimento derivante dal trasporto.

I principali elementi limitanti il riutilizzo dei fanghi di segagione sono dati da:

  • requisiti di purezza richiesti dalle applicazioni (tenore in ferro);
  • remota dislocazione geografica del comprensorio rispetto ai principali poli industriali eventualmente interessati che porta ad un aggravio economico dovuto ai costi di trasporto;
  • granulometria fine dei residui;
  • contenuto di umidità residua dopo il trattamento di filtropressatura (pari al 20% del peso circa in umido);
  • presenza di idrocarburi in quantitativi superiori a 50 mg/m3.

Accanto ai possibili riutilizzi di tipo industriale, che saranno comunque oggetto di approfondimento nella presente ricerca, un nuovo campo di analisi sarà quello del riutilizzo dei fanghi nel settore agricolo-vivaistico, vuoi per la realizzazione di substrati, vuoi in forma di polvere di roccia utile come ammendante povero di carbonati.
All’interno del presente fascicolo sono riportate le sintesi dei rapporti finali redatti dai ricercatori che hanno contribuito allo studio, nonché un cd-room interattivo contenente anche in formato pdf sia il documento di sintesi che il rapporto finale completo dell’intera attività di ricerca.

Le Associazioni Confartigianato, Assograniti, AIGT e i partner del presente Programma di Iniziativa Comunitaria, auspicano di aver contribuito ad approfondire la conoscenza
relativa a questo scarto di lavorazione oggi considerato rifiuto. Altresì si augurano che le forze politiche in sinergia con quelle imprenditoriali sappiano avviare tavoli di lavoro che possano essere di consiglio per l’evoluzione della normativa nazionale affinché, i risultati raggiunti non rimangano un esempio di una complessa ricerca scientifica, bensì possano tracciare la via ad un nuovo “ciclo di vita” della risorsa.


Dott. Marco Cerutti
Confartigianato Novara Verbano Cusio Ossola
Ufficio Categorie e Territorio - Regole e Mercato
www.artigiani.it - info@artigiani.it

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Credits
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