Sul territorio piemontese della Provincia del Verbano Cusio Ossola e quello della
Confederazione Elvetica nel Cantone Ticino esiste un sistema produttivo locale formato da
imprese artigiane e industriali di rilevante interesse economico concernente l'attività di
escavazione e trasformazione delle pietre ornamentali.
Nell'ambito di questi “distretti” esistono delle problematiche comuni che riguardano la
gestione dei fanghi di segagione prodotti nel processo di lavorazione; esiste inoltre una
caratteristica che accomuna i due ambiti ed è la relativa uniformità di composizione dei
fanghi, sia sotto il profilo mineralogico che di processo.
Attualmente i sottoprodotti della lavorazione vengono destinati a discarica con un notevole
costo economico e soprattutto ambientale.
Consapevoli del limite temporale che tale soluzione costituisce a causa della limitata
disponibilità di siti idonei, i partners si sono prefissati l'obiettivo di individuare e analizzare,
in collaborazione con le Università, le possibili soluzioni alternative che garantiscano al
comparto lapideo la continuità lavorativa nel lungo periodo, nel rispetto delle rispettive
normative nazionali di tutela dell'ambiente.
La scelta di coinvolgere le facoltà di Geologia, Scienze Agrarie, Ingegneria Ambientale e
Economia (Istituto di Ricerche Economiche) scaturisce dalla volontà di sviluppare l'analisi
olistica con una giusta attenzione ai risvolti economici e di mercato che il sottoprodotto
fanghi potrebbe avere.
L'obiettivo principale dello studio è stato quello di proporre soluzioni fattive per il
completamento e la chiusura del ciclo produttivo delle lavorazione delle pietre ornamentali
attraverso le analisi per l'utilizzo commerciale del "sottoprodotto fanghi".
Attualmente il fango di segagione viene parificato a rifiuto e destinato a discarica; questa
modalità di gestione risulta particolarmente onerosa per l'ambiente e per le imprese del
settore.
Attraverso il compedio delle conoscenze acquisite, una serie di analisi sulle caratteristiche
fisico-chimiche del prodotto e una sperimentazione dei possibili utilizzi, si è cercato di
determinare l'ingresso di questo sottoprodotto in un nuovo "ciclo vita" che possa
permettere di chiudere quello della lavorazione delle pietre ornamentali con un bilancio
positivo per le risorse naturali.
Nel settore della trasformazione delle pietre ornamentali risultano dalla produzione circa
70.000 t/anno di fango di segagione per quanto riguarda il comprensorio del VCO e 8.000
t/ anno in quello ticinese pari complessivamente a 50.000 metri cubi.
Nell’ambito del contesto geografico considerato sono lavorate prevalentemente rocce a fini
ornamentali quali gneiss e graniti. Si tratta di rocce silicee povere di carbonati
fondamentalmente appartenenti allo stesso genere litologico e compositivo.
L’attività di trasformazione dei blocchi di pietra in semilavorati e prodotti finiti è
responsabile della generazione di una notevole quantità di sottoprodotti, sia sotto forma di
scarti grossolani che di limi di segagione.
Questi ultimi materiali presentano caratteristiche di finezza, granulometria inferiore in
genere a 50 µm, tali da precluderne un uso diretto come inerte.
Occorre portare una distinzione fondamentale all’interno della massa di fanghi prodotti dal
comprensorio, dovuta all’utilizzo di tecnologie diverse di trasformazione. Si è soliti
distinguere i fanghi prodotti dall’utilizzo di telai a graniglia abrasiva, dai fanghi prodotti dal
taglio con utensili diamantati. Nel primo caso sono presenti, oltre ai minerali comuni
presenti nelle rocce, sensibili quantità di residui di graniglia di acciaio nella proporzione del
10-15% sul residuo secco, utilizzata come utensile nel processo di taglio. Si può stimare
un rapporto di abbondanza relativa fra le due tipologie di residui del 60-70% per i fanghi
prodotti con segagione a telaio e del 30-40% nei fanghi prodotti dal taglio con utensili
diamantati. La prima fase del presente progetto ha l’obiettivo di meglio approfondire gli
aspetti di caratterizzazione del fango, tenendo conto della diversità risultante dal differente
processo di lavorazione.
Il comprensorio in oggetto rappresenta un laboratorio privilegiato per la ricerca della
possibilità di un riutilizzo dei fanghi di segagione quale potenziale materia prima per la
realizzazione di nuovi prodotti.
Gli scopi del progetto sono stati quelli di trovare una reale possibilità di riutilizzo dei fanghi
di segagione delle pietre ornamentali, anche attraverso una fase di sperimentazione,
partendo dai risultati delle ricerche già effettuate in questo campo. Gli studi finora eseguiti
hanno permesso di evidenziare una sostanziale omogeneità composizionale dei residui, pur
se derivanti dalla lavorazione di tipi commerciali differenti. L’ipotizzare un qualsiasi loro
riutilizzo non può prescindere dall’impossibilità pratica, ancorché economica, di considerare
il fango in uscita dal ciclo di produzione un unico prodotto, distinguibile solo dal il tipo di
processo di lavorazione che lo ha generato e non per il tipo di materiale commerciale
lavorato.
La necessità di gestire i fanghi derivanti dal processo di lavorazione dei materiali lapidei in
maniera ottimale è ravvisata nel comprensorio già da qualche anno. Nel recente passato
sono stati compiuti in merito diversi studi riguardanti un loro eventuale riutilizzo,focalizzando principalmente l’attenzione al campo edile e civile. Tuttavia, l’attività condotta
fino all’avvio del presente progetto, non aveva ancora permesso di rilevare uno o più
campi di applicazione che permettessero non tanto di garantire un ritorno economico alle
aziende che generano i fanghi, quanto piuttosto un abbattimento dei costi di smaltimento
del suddetto materiale.
Allo stato attuale le industrie italiane sono spesso costrette a smaltire i rifiuti in discariche
autorizzate al di fuori del comprensorio, sostenendo quindi un ulteriore costo di
smaltimento derivante dal trasporto.
I principali elementi limitanti il riutilizzo dei fanghi di segagione sono dati da:
- requisiti di purezza richiesti dalle applicazioni (tenore in ferro);
- remota dislocazione geografica del comprensorio rispetto ai principali poli industriali eventualmente interessati che porta ad un aggravio economico dovuto ai costi di trasporto; granulometria fine dei residui;
- contenuto di umidità residua dopo il trattamento di filtropressatura (pari al 20% del peso circa in umido);
- presenza di idrocarburi in quantitativi superiori a 50 mg/m3.
Accanto ai
possibili riutilizzi di tipo industriale, che saranno comunque oggetto di approfondimento
nella presente ricerca, un nuovo campo di analisi sarà quello del riutilizzo dei fanghi nel
settore agricolo-vivaistico, vuoi per la realizzazione di substrati, vuoi in forma di polvere di
roccia utile come ammendante povero di carbonati.
All’interno del presente fascicolo sono riportate le sintesi dei rapporti finali redatti dai
ricercatori che hanno contribuito allo studio, nonché un cd-room interattivo contenente
anche in formato pdf sia il documento di sintesi che il rapporto finale completo dell’intera
attività di ricerca.
Le Associazioni Confartigianato, Assograniti, AIGT e i partner del presente Programma di
Iniziativa Comunitaria, auspicano di aver contribuito ad approfondire la conoscenza
relativa a questo scarto di lavorazione oggi considerato rifiuto. Altresì si augurano che le
forze politiche in sinergia con quelle imprenditoriali sappiano avviare tavoli di lavoro che
possano essere di consiglio per l’evoluzione della normativa nazionale affinché, i risultati
raggiunti non rimangano un esempio di una complessa ricerca scientifica, bensì possano
tracciare la via ad un nuovo “ciclo di vita” della risorsa.
Dott. Marco Cerutti
Confartigianato Novara Verbano Cusio Ossola
Ufficio Categorie e Territorio - Regole e Mercato
www.artigiani.it - info@artigiani.it


